Nel 1929 due studiosi russi, Sergej Rudenko e Mikhail Griaznov, diedero inizio ad una serie di scavi archeologici nei pressi del confine orientale della Russia con la Mongolia, dove si estende il complesso sistema montuoso dei Monti Altai (dal termine turco-mongolo altan che significa “d’orato”).

Grazie a questa ricerca furono rinvenute 5 tombe a tumulo risalenti al periodo scita (V-IV secolo a.C.) e, nel 1949, durante lo scavo del quinto tumulo, sepolcro di un capo guerriero, venne ritrovato il tappeto chiamato Pazyryk, ibernato in una lastra di ghiaccio che ne ha garantito la conservazione nel tempo. Questo ritrovamento e lo straordinario livello tecnico di esecuzione, hanno permesso di spostare di decine di secoli l’epoca ipotizzata di creazione del tappeto annodato, sovvertendo numerosi studi ed ipotesi fino ad allora formulate circa il luogo di origine e le forme di diffusione del tappeto e della sua tecnica.

Tessuto nel V secolo a.C., durante il tempo delle guerre greco-persiane, mentre Erodoto completava la sua “storia” della costruzione del Partenone, Sofocle scriveva “Antigone” e la rovinosa guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta imperversava, il tappeto Pazyryk ci racconta la storia di un popolo sorprendente, in parte nomade, occupante la vasta distesa dell’Eurasia: gli Sciti.

La particolarità delle popolazioni scite stava nel riuscire ad associare la mobilità tipica dei cavalieri e dei nomadi, al mantenimento di una cultura e di una corte ricca e strutturata, di solito associata alle popolazioni sedentarie ed agli abitanti delle città. Ciò era probabilmente dovuto anche all’uso di carrozze, come quella ritrovata smontata nelle tombe di Pazyryk. Tramite esse, infatti, erano in grado non solo di spostare facilmente le loro tende e le altre necessità, ma anche portare con sé interi negozi di beni di lusso, alcuni dei quali importati o di produzione propria. Infatti, una delle cose per le quali gli Sciti sono ricordati ancora oggi, è la realizzazione di gioielli intricati e splendidi, sintomo di una raffinata capacità nella lavorazione dell’oro.

Il tappeto Pazyryk conservato presso il Museo Hermitage di San Pietroburgo.

L’altra cosa per la quale gli sciti vengono ricordati è la dimensione dei loro tumuli reali, noti come “kurgan“, che in alcuni casi raggiungevano e superavano i 20 metri di altezza. All’interno, come le piramidi egizie, i nobili erano sepolti con il loro tesoro, per l’uso nella vita ultraterrena.
Ed ecco perché il ritrovamento del tappeto Pazyryk risulta importante non solo dal punto di vista prettamente storico: il suo rinvenimento in una costruzione sepolcrale gli conferisce un livello di importanza e di valore che suggerisce l’idea che i tappeti, siano essi tessuti in proprio o importati da lontano, risveglino un interesse umano universale antico come il tempo.
Il tappeto risulta essere considerato un oggetto di grande importanza, di pregio, un bene prezioso, tanto che gli Sciti lo includevano nell’elenco delle cose adatte ad essere inserite in una tomba reale.

Nonostante sia stato ritrovato all’interno di un kurgan scita, gli studiosi rimangono dubbiosi circa la sua effettiva origine ritenendo la sua tecnica di realizzazione troppo avanzata per essere attribuita ad un popolo prevalentemente nomade. Si ritiene più attendibile l’ipotesi che sia stato realizzato in un centro importante della Persia achemenide, o forse in un avamposto dell’impero persiano vicino a Pazyryk. Questo fatto lo renderebbe non solo il più antico tappeto ritrovato al mondo, ma anche un esempio lampante dell’esistenza di un fiorente commercio di tappeti già a quell’epoca.

Il pregiato tappeto Pazyryk misura cm 200 x 182 ed è composto da 360.000 nodi di tipo turkibaft1 per metro quadrato. Il disegno è composto da un campo centrale e da una bordura divisa in due cornici principali delimitate da tre cornici secondarie.
La cornice principale esterna, a fondo rosso, è decorata da una processione di cavalieri (sette per ogni lato) alcuni dei quali procedono in sella mentre altri marciano di fianco al loro cavallo bianco. Nella cornice principale interna, a fondo chiaro, si muovono ventiquattro alci rossi e gialli in direzione contraria ai cavalieri. Le cornici, che delimitano la bordura, presentano dei quadrati con all’interno un grifone. Il motivo floreale della cornice che separa la marcia dei cavalieri dal pascolo di alci ricorda la croce di Sant’Andrea. Il campo centrale è diviso in ventiquattro quadrati a fondo rosso, con un disegno a forma di croce le cui estremità terminano con un fiore stilizzato. Una piccola cornice, formata da piccoli quadratini colorati, decora ognuno dei ventiquattro quadrati.

Questi motivi ornamentali, di cavalieri ed alci, indicherebbero che potrebbe essere stato espressamente progettato per l’esportazione verso le steppe, oppure, avrebbe potuto essere specificatamente commissionato da un capo scita, a valorizzazione della teoria di un commercio di tappeti già avviato e fiorente.

Schema completo (a sin.) e particolare originale (a dx.) del Tappeto di Pazyryk

Oggi, il tappeto di Pazyryk, conservato presso il Museo Hermitage di San Pietroburgo, è regolarmente riprodotto da tessitori di tappeti moderni (soprattutto del nord dell’Afghanistan), che trovano il suo “design” ancora ricco di un fascino magico.

È interessante pensare al tappeto di Pazyryk, collocato in una tenda reale, come primo esempio conosciuto al mondo, di una stanza arredata con un tappeto.

Ancora più affascinante è il pensare che questo esempio, così sorprendente per la sua bellezza e raffinatezza di esecuzione, possa arredare le nostre case ancora oggi.


1Il nodo simmetrico Turkibaft, che in persiano significa “annodato dai turchi”, è anche noto come ghiordes o semplicemente nodo turco. Prende questo nome perché effettivamente utilizzato prevalentemente dalle popolazioni turche, comprese quelle della Persia. Il nodo Turkibaft è uno dei due tipi di nodi utilizzati dalle popolazioni orientali per tessere tappeti.

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