Tappeti orientali: storia, struttura e significato
I tappeti orientali rappresentano una delle forme più antiche e affascinanti di arte tessile. Le loro caratteristiche formali, i motivi decorativi e le tecniche di lavorazione si sono tramandate per secoli, mantenendo un’identità riconoscibile ancora oggi.
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I tappeti orientali sono generalmente di forma rettangolare, anche se esistono varianti quadrate, rotonde o poligonali. La struttura del disegno è quasi sempre suddivisa in due parti principali: la cornice, composta da fasce decorative di larghezza variabile, e il campo centrale, che può ospitare un motivo unico oppure una decorazione ripetuta.
Una categoria particolare è rappresentata dai tappeti da preghiera, diffusi nel mondo islamico, riconoscibili per la presenza del mihrab, la nicchia stilizzata che indica la direzione della Mecca. Questo elemento rende il tappeto non solo decorativo, ma anche profondamente simbolico.
Il più antico tappeto orientale conosciuto, oggi conservato al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, risale a un periodo compreso tra il V e il III secolo a.C. Rinvenuto nel 1947 in una tomba scitica sui monti dell’Altaj, in Siberia, è un tappeto annodato di straordinaria fattura, decorato con animali, motivi floreali e geometrici. Questo reperto dimostra come l’arte del tappeto fosse già altamente sviluppata in epoche remote.
I primi tappeti annodati di origine mediorientale documentati risalgono invece alla metà del XIII secolo. Questi esemplari presentano prevalentemente disegni geometrici, come quadrati, ottagoni e motivi vegetali stilizzati, che influenzeranno a lungo la produzione tessile dell’Asia Minore.
Perché arredare con tappeti orientali?
I tappeti orientali sono da sempre considerati veri protagonisti dell’arredo. Ricchi di dettagli, colori e simbolismi, possono essere paragonati a opere d’arte tessili, capaci di caratterizzare uno spazio in modo unico e immediato.
La loro forza risiede nella manualità e nella tradizione che li accompagna. Popoli e tribù di un’area vastissima, che va dall’Africa mediterranea all’Asia Minore, hanno sviluppato tecniche di annodatura complesse e palette cromatiche legate al territorio, rendendo ogni tappeto un oggetto irripetibile.
Inserire un tappeto orientale in un soggiorno, in uno studio o in una camera da letto significa portare in casa un elemento di grande valore culturale ed estetico. Un tappeto orientale è in grado di arredare da solo un ambiente, grande o piccolo che sia, creando calore, profondità e identità.
Quali sono le principali tipologie di tappeti orientali?
Il termine “tappeti orientali” comprende numerose famiglie di tappeti, diverse per area geografica, materiali e tecniche di lavorazione. Questa varietà si riflette nei disegni, nei colori e nelle strutture, offrendo un panorama estremamente ricco.
Tra i più noti troviamo i tappeti persiani, caratterizzati da un’altissima densità di nodi, disegni complessi e una cura del dettaglio straordinaria. Sono generalmente tappeti a pelo corto, apprezzati per la loro eleganza e durata nel tempo.
Accanto ai persiani troviamo i tappeti berberi, riconoscibili per il pelo più lungo e per soluzioni cromatiche spesso più essenziali. Questi tappeti sono ideali per creare ambienti accoglienti e informali.
I tappeti kilim, invece, presentano una tessitura piatta senza pelo e motivi grafici affascinanti. Grazie alla loro leggerezza, possono essere utilizzati anche come arazzi decorativi. Completano il panorama i tappeti afgani, simili per origine ai persiani ma distinti da colori intensi e disegni specifici.
Come riconoscere l’annodatura dei tappeti orientali?
La caratteristica fondamentale del tappeto orientale è la presenza del vello, ottenuto legando fili corti alle catene dell’ordito. La densità dei nodi è spesso utilizzata come indicatore di qualità, ma non è l’unico fattore da considerare: contano anche l’abilità dell’artigiano e l’equilibrio del disegno.
Esistono diverse tecniche di annodatura, tra cui il nodo turco, detto Ghiordes, che garantisce una struttura solida e resistente. In altri casi si utilizza il nodo persiano, più sottile e adatto a disegni molto dettagliati.
Per valutare la struttura di un tappeto è utile osservare il retro: nei tappeti annodati a mano i nodi sono visibili come piccoli elementi regolari. Nei tappeti provenienti da Iran, Afghanistan e Turchia questa caratteristica è facilmente riconoscibile, mentre nei tappeti cinesi e indiani i nodi sono spesso più fitti e difficili da distinguere.




















































































































































