Tra i primi tappeti orientali a raggiungere l’Europa vi furono i tappeti tessuti proprio in Spagna.
Questi tappeti provenivano dalla Spagna moresca, un’estensione del mondo islamico che un tempo raggiunse i Pirenei e portò l’Europa medievale occidentale a contatto diretto con l’arte e la cultura orientale.
Dalla prima invasione araba del 710 alla sconfitta dell’ultimo regno musulmano nel 1492, la presenza islamica in Spagna durò quasi 800 anni.

Durante quel tempo, la distesa di proprietà musulmane aumentò e cadde in contesa con le potenze cristiane, ma i principali centri di tessitura fiorirono per secoli in città come Siviglia, Granada, Almeria, Malaga e nella provincia di Murcia.
I tappeti qui realizzati decoravano i lussuosi palazzi della Spagna moresca, ma venivano anche esportati in altre parti del mondo musulmano e verso il nord Europa, dov’erano molto apprezzati.

Spesso questi tappeti venivano utilizzati nei regni cristiani spagnoli del nord della penisola iberica. Lì entravano a far parte della vita della corte cristiana de “los Reyes Católicos” per poi spostarsi più a nord verso i castelli di Francia, Italia, Gran Bretagna e oltre.

Non è tuttavia possibile indicare un periodo preciso in cui il commercio del tappeto spagnolo iniziò. Quello che risulta certo è che nel XIII secolo, quando l’industria del tappeto in Spagna era completamente sviluppata, gli scrittori ne parlavano già da molto tempo.

Un poeta di nome Al-Shakundi, scrivendo da Cordoba, per lungo tempo capitale della Spagna moresca, nota che i tappeti fatti a Murcia erano già stati esportati in paesi stranieri un intero secolo prima.
Quando Eleonora di Castiglia, moglie del principe Edoardo d’Inghilterra, arrivò a Londra nel 1255, i cronisti notarono che i tappeti, presumibilmente di Murcia, venivano esposti cerimoniosamente nelle strade e al suo alloggio a Westminster.

E ancora oggi, nel Palazzo dei Papi ad Avignone, si può vedere un affresco della prima metà del Trecento che quasi certamente rappresenta un tappeto spagnolo.

Chi ha tessuto i tappeti spagnoli e che aspetto avevano?

I tessitori erano generalmente Mori, popolazione berbera del Nord Africa, e facevano parte di una qualificata classe di artigiani in contatto diretto con i contemporanei in altre parti del mondo islamico.
Questi tessitori erano consapevoli e molto influenzati dalle tendenze degli altri grandi centri di arte islamica dell’epoca, tra cui Il Cairo, Damasco e Baghdad, e si occupavano di una cultura di corte che era in gran parte la stessa in tutto il mondo islamico.

L’enfasi era sul lusso e sull’eleganza classica, ma anche le novità ed i progetti venivano scambiati liberamente tra i diversi campi artistici dall’architettura, alla decorazione amanuense nei libri, alla produzione tessile.
Non sorprende, quindi, che precedenti tappeti o frammenti di tappeti spagnoli mostrino le forme geometriche associate alla prima arte musulmana.
Essi includono esecuzioni a sei e otto punte, cerchi, triangoli e cartigli che, spesso, confinano con iscrizioni religiose in caratteri cufici1 altamente stilizzati e geometrici.
Ma nel XV secolo, i tappeti spagnoli cambiarono radicalmente.
A quel tempo, i potenti regni del nord della Spagna avevano spinto il loro potere sempre più a sud nel desiderio secolare di sfrattare i mori dalla penisola.

L’importante centro di tessitura di tappeti di Murcia cadde in mani cristiane e i tessitori moreschi che rimasero lavorarono per i maestri europei interessati solo al mercato europeo.
Questo cambiamento determinò una delle caratteristiche più distintive dei tappeti spagnoli del Rinascimento: le loro strane proporzioni. Divennero molto lunghi in proporzione alla loro larghezza, suggerendo che furono tessuti intenzionalmente per le lunghe sale a volta di chiese, monasteri e castelli.

Una cosa che le famiglie nobili europee desideravano di più erano i tappeti che potevano servire da simboli di status altamente personalizzati. Nello specifico, volevano dei tappeti che mostrassero il loro stemma di famiglia sul campo centrale. L’industria del tappeto spagnolo rispose alla domanda producendo “tappeti araldici”, un curioso prodotto ibrido che era allo stesso tempo occidentale e orientale.

Tappeto araldico con stemma

Mildred Jackson O’Brien descrive bene questi tappeti araldici nel suo lavoro del 1946, “The Rug and Carpet Book”:
I tappeti del quindicesimo secolo mostrano emblemi araldici occidentali e stemmi curiosamente combinati con decorazioni orientali. Cominciano ad apparire uccelli e animali, forme floreali e un flusso di linee più ritmato. Questo è probabilmente il più grande periodo della tessitura di tappeti spagnoli. Spesso ci sono molti bordi elaborati e il campo è diviso in pannelli a forma di diamante o ricoperti di grandi ghirlande o cerchi. L’influenza della seta rinascimentale italiana e dei motivi damascati con i loro melograni, foglie d’acanto e pannelli ogivali è evidente.
È interessante notare come gli uccelli angolari stilizzati e gli animali che appaiono nei tappeti spagnoli di questo periodo richiamino figure simili nei primi tappeti anatolici.
Un altro esperto di tappeti, M. S. Dimand, curatore del Metropolitan Museum of Art di New York, nota che i tappeti anatolici erano chiaramente noti in Spagna, come dimostra il fatto che appaiono in molti dipinti della metà del XV secolo.

Tra i tappeti più antichi sopravvissuti di questo tipo ci sono i “tappeti dell’Ammiraglio”, così chiamati perché i loro campi sono ricoperti dagli stemmi degli ammiragli della Spagna del quindicesimo secolo.
Ma ci sono indicazioni sulla pratica della messa in opera di tappeti che portano i blasoni dei proprietari originati ancora prima, in alcuni inventari che menzionano tali tappeti anche nel XIV secolo.
I tappeti dell’ammiraglio sono circondati da tre a sette bordi e su alcuni esemplari le figure umane includono anche donne in abiti di taglio europeo e in stile europeo.
Oltre ai tappeti araldici, i telai spagnoli hanno anche prodotto un gruppo di tappeti geometrici, spesso chiamati Holbein, il cui campo è diviso in grandi quadrati che racchiudono ottagoni.
Questa tipologia di tappeto fu conosciuta in Europa nella medesima epoca attraverso opere pittoriche che li riproducevano. Proprio Hans Holbein il Giovane (da cui il nome) più d’ogni altro pittore (Ghirlandaio, Carpaccio, L. Lotto, ecc.) ne sfruttò con ampiezza di particolari il prestigioso disegno decorativo.
Dimand osserva che il disegno dell’Holbein spagnolo “richiama le decorazioni di intarsio islamico orientale di legno e avorio”, mostrando ancora il prestito incrociato tra diversi campi di arte islamica così caratteristici del design del tappeto classico.

Hans Holdein the Younger – The Ambassadors

Il quindicesimo, il sedicesimo e il diciassettesimo secolo – noto come periodo mudéjar per riferirsi all’artigianato moresco sotto l’autorità cristiana – produssero molti bei tappeti.
Tra questi ci sono i cosiddetti “tappeti di Alcaraz”, chiamati così in onore della città omonima, che nel loro stile richiamavano sfacciatamente il Rinascimento europeo.
Forse fu inevitabile che i tessitori moreschi spagnoli, una volta isolati dal resto del mondo artistico islamico dalla cristiana riconquista, alla fine persero il loro slancio creativo.
Infatti, a fine del XVII secolo l’ultimo degli artigiani moreschi tornò in terra d’origine mettendo fine all’era della tessitura orientale in Spagna.

Fu un’epoca in cui parte dell’Europa divenne parte del mondo musulmano, e parte del mondo dell’arte islamica divenne parte dell’Europa.
Fu dunque l’inizio di una lunga storia di scambi culturali che continua ancora oggi.


1Cufico o kufico è uno stile calligrafico della lingua araba, che prende il nome della città irachena di Kūfa dove, secondo la tradizione, sarebbe avvenuta la più antica elaborazione della scrittura araba (che invece sembra sia da riferire all’area higiazena).

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